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Nozioni generali

 

 

 

Nozioni generali sul materiale di artiglieria        

 

25. - Esaminiamo sommariamente le operazioni di caricare e sparare il pezzo.

Occorre anzitutto aprire la culatta ossia la parte posteriore della bocca da fuoco. La manovra necessaria a tale scopo si riduce, nelle bocche da fuoco più moderne, ad agire, con un solo movimento assai semplice, su di una leva che a sua volta rimuove l'otturatore dalla sua posizione per scoprire il foro di caricamento, col quale termina posteriormente l'anima dell'artiglieria.

Se si tratta di artiglieria facente uso di cartoccio-bossolo, o di cartoccio-proietto, e se il movimento di apertura sussegue allo sparo di un colpo, l'otturatore aperto con forza fa agire automaticamente un estrattore, che lancia fuori dall'interno il bossolo usato nel colpo precedente (bossolo sparato).

Se l'artiglieria fa uso di cartoccio a bossolo separato dal proietto, si introduce prima questo nell'anima, con l'ogiva in avanti; lo si sospinge con forza, a mano o per mezzo di un calcatoio, sino a sentire l'urto della corona contro i pieni fra le righe; questi, avendo all'estremo posteriore forma di raccordo inclinato, assicurano il centramento del proietto, e ne facilitano un primo leggero forzamento impedendo così ch'esso cada indietro anche quando la bocca da fuoco sia molto inclinata. Le artiglierie di medio e grosso calibro hanno un dente di ritegno che evita la caduta del proietto. Introdotto il proietto, si prende un bossolo contenente la carica e si introduce nell'anima, in modo che il suo fondello non sporga affatto dalla superficie lungo la quale dovrà scorrere la faccia anteriore dell'otturatore nel movimento di chiusura. Constatiamo che l'orlo del bossolo prende posto in un incavo circolare concentrico all'anima, lungo il quale si incontrano le due estremità di una specie di forchetta detta estrattore, che serve ad espellere il bossolo quando si apra con forza l'otturatore come abbiamo detto.

Constatiamo inoltre che il cannello del bossolo è fissato in modo da occupare col proprio centro (in corrispondenza del quale si trova la capsula) il centro dalla circonferenza, profilo dell'anima; e che di fronte ad esso verrà a trovarsi a culatta chiusa un piccolo foro praticato nella, faccia anteriore dell'otturatore, per il passaggio della punta del percussore. Nella maggior parte delle artiglierie moderne, se l'otturatore non è ben chiuso, il percussore non si trova in corrispondenza della capsula, e quindi il colpo non parte. Questo dispositivo di sicurezza non è il solo, in una data bocca da fuoco, ma è accompagnato da altri, tendenti anch'essi ad evitare spari fortuiti, come si vedrà meglio in seguito.

26. - Chiuso l'otturatore, e supponendo il pezzo puntato (e cioè disposto in modo da colpire, sparando, il bersaglio prescelto), si agisce su un congegno, talora molto semplice, atto a produrre l'accensione della carica. Avvengono i fenomeni elencati al n. 19 (vedi proiettili di artiglieria).

 

27. - Partito il colpo, riaprendo con forza la culatta, sentiamo di nuovo che l'otturatore urta, con qualche sua sporgenza, contro una sporgenza dell'estrattore obbligando questo a compiere una piccola rotazione indietro, sufficiente per estrarre il bossolo dalla sua camera e proiettarlo indietro.

 

28. - I sistemi di chiusura delle artiglierie sono molto variati. Abbiamo accennato sinora ai sistemi a cartoccio-bossolo ed a cartoccio-proietto.

Altre artiglierie fanno uso di mezzi-bossoli, o bossoli corti, non racchiudenti completamente la carica; essi vengono forzati nella loro camera tronco-conica grazie alla pressione esercitata dall'otturatore nel movimento di chiusura. All'atto dello sparo i primi gas sviluppati dalla deflagrazione della carica dilatano il bossolo, soprattutto in prossimità del suo orlo, ove esso è più sottile; si ha così una chiusura tanto più completa quanto maggiore è la pressione dei gas.

Artiglierie più antiquate usano coppe od anelli di acciaio, o di rame, o di stagno, con o senza sostanze ancora più plastiche: in genere miscele di grasso e di amianto impastati insieme e compressi.

A questi mezzi, destinati ad assicurare la chiusura ermetica, l'otturatore dà un primo leggero forzamento all'atto del caricamento, ed un fermo appoggio al momento dello sparo.

L'otturatore contiene nel suo interno e porta all'esterno i congegni per l'apertura e chiusura della culatta, per la percussione della capsula quando si usa un bossolo; o per l'accensione diretta della carica, quando il bossolo non esiste.

La sua forma è talora a cuneo (fig. 20); spesso è a vite cilindrica, o tronco-conica, o parte cilindrica e parte tronco-conica. Queste forme presentano il vantaggio di semplificare la costruzione dell'artiglieria.

L'operazione di avvitare o svitare un otturatore a vite, talora assai pesante, sarebbe troppo lunga; e perciò la filettatura dell'otturatore e quella del suo alloggiamento sono interrotte in modo da alternare settori completamente lisci con settori filettati (fig. 21); è evidente che allora basta una frazione di giro per impegnare i settori avvitati dell'otturatore nei settori avvitati del suo alloggiamento. Così, se un otturatore ha 4 settori lisci alternati con 4 settori filettati, per chiuderlo basterà presentarlo con i settori filettati in corrispondenza dei settori lisci della culatta, spingerlo in questa e farlo rotare, nel senso dell'avvitamento, di un ottavo di giro.

Se poi ognuno dei settori filettati è suddiviso in 2 settori minori, di eguale ampiezza, e corrispondenti a raggi scalati di quantità eguali, basterà un dodicesimo di giro (fig. 22) e cioè la manovra sarà ancor più rapida che nel caso precedente.

29. - Un altro sistema di otturazione è quello a blocco, in cui l'otturatore ha forma talora parallelepipeda (fig. 23), tal altra semicilindrica (fig. 24) con la faccia, che resta libera a culatta aperta, incavata per il passaggio del proietto all'atto del caricamento. Il movimento di apertura e chiusura è nel primo caso rettilineo, nel secondo rotatorio.

Quest'ultimo tipo di otturatore ha tutti i vantaggi del tipo a vite (minore sporgenza di culatta, resistenza distribuita su strati diversi del metallo della bocca da fuoco e dell'otturatore) e in più presenta l'inconveniente di dover essere estratto con moto longitudinale prima di essere fatto ruotare per rendere possibili le operazioni di carica.

E' specialmente conveniente nelle artiglierie dotate di grande velocità iniziale, nelle quali si sviluppano forti pressioni.

Infine un caso a parte, che viene talora compreso fra i tipi a vite e tal altra fra quelli a blocco, è costituito da un corpo cilindrico eccentrico, forato in senso parallelo all'asse, ma in modo che il foro - largo quanto basta per dar passaggio al proietto ed al bossolo - sia compreso tutto in una sola metà del cilindro stesso (fig. 25). Il cilindro può rotare attorno al proprio asse in modo che il foro possa trovarsi ad un dato momento in prolungamento dell'anima del pezzo.

Basta allora far compiere ad esso una semplice rotazione perché la culatta riesca completamente chiusa.

30. - Il congegno di sparo varia, come si è accennato, a seconda che la carica sia contenuta o non in un bossolo. Ma varia anche a seconda della forma e delle dimensioni dell'otturatore, e del modo col quale questo si chiude.

L'importanza che assumono questi congegni deriva dalla necessità che assicurino, quando si voglia far fuoco, la partenza del colpo; ma non diano luogo, per alcun motivo, a spari fortuiti. Debbono inoltre essere semplici e robusti e facilmente sostituibili in caso di guasto o rotture.

Nei sistemi moderni, con percussore, questo non viene armato (e cioè tratto indietro comprimendo la molla che dovrà farlo scattare) al momento della chiusura, bensì quando il servente aziona una leva od un bottone per far partire il colpo. Ciò contribuisce ad evitare incidenti.

Occorre poi che, una volta partito il colpo, il percussore sia respinto indietro alquanto per non rimanere impegnato nell'innesco, e per evitare, anche al momento della chiusura, inceppamenti se l'otturatore è a cuneo, o prematura partenza del colpo, se l'otturatore è a vite. Serve a tale scopo in alcuni tipi una piccola molla posta dinanzi al percussore, detta molla antagonista, perché la sua azione è diretta ili senso contrario a quella della molla principale (o mollone) che spinge il percussore - al momento dello scatto - contro il cannello. Nelle artiglierie più moderne una stessa molla assicura lo sparo e la retrazione del percussore dopo lo sparo (fig. 26).

Per la trazione esercitata dal servente, il bottone b) del bocciolo scende per a) tirando indietro il percussore e tirando avanti il tappo posteriore; la molla viene compresa dai 2 capi. Giunto in c) il bottone lascia libero il percussore. Cessata la trazione da parte del servente, la molla fa ruotare in senso inverso il bocciolo, sul quale agisce per mezzo del tappo e di un piolo, (punteggiato nella figura). Allora il bottone b) per la scanalatura d) ritorna al punto di partenza retraendo alquanto il percussore.

In alcune artiglierie di calibro molto piccolo, il congegno di sparo è simile a quello delle armi portatili e cioè a cane e grilletto; il grilletto è portato da una impugnatura in forma di calcio di pistola, applicata
alle parti che restano ferme anche quando la bocca da fuoco rincula.

Molto semplice è infine il congegno a percussione a martello, nel quale la trazione violenta, esercitata su una cordicella, fa scattare un martelletto che va a colpire un percussore; si viene così a sopprimere
la grossa molla del percussore; ma questo deve avere una piccola molla antagonista che lo faccia ritornare indietro dopo lo sparo (fig. 27).

31. - L'accensione elettrica cui già si è accennato, è utilizzata da sola, o come mezzo sussidiario di congegni a percussione, per rendere più certa la partenza del colpo. Il percussore ha allora la punta isolata elettricamente da ogni altra parte metallica; il circuito elettrico proveniente da una batteria si chiude, all'atto della percussione, attraverso il cannello, il bossolo (o l'otturatore), la bocca da fuoco e l'affusto.

32. - La sicurezza che il colpo non parta se la culatta non è bene chiusa è data da congegni che variano molto col tipo di otturatore. L'otturatore a cuneo, a blocco od a vitone eccentrico danno di per sé la prima sicurezza quando la carica è contenuta nel bossolo, poiché la punta del percussore non risulta in corrispondenza del cannello se non quando l'otturatore è giunto al termine della sua corsa. Quando la carica non è contenuta in bossolo, ma in un sacchetto combustibile, od anche quando sia contenuta in bossolo ma l'otturatore sia a vite ordinaria, la sicurezza è data da parti rotanti scorrevoli che rendono accessibile il congegno di sparo, o permettono l'armamento del percussore soltanto quando la culatta è perfettamente chiusa.

 

33. - Proviamo ora a sparare con l'obice da 75/13 due colpi: uno a salve e cioè con proietto di legno leggerissimo che si frantuma appena uscito dalla bocca da fuoco, e l'altro con carica e proietto veri. Constatiamo che nel primo caso la bocca da fuoco (tubo in cui si muove il proietto) non si muove; nel secondo caso essa rincula notevolmente e ritorna da sé nella posizione primitiva; l'affusto (e cioè quella specie di cavalletto con ruote che poggia a terra) muove anch'esso, ma molto meno, e, dopo avere fatto presa sul terreno col suo vomero si ferma e non si muove più, anche se si sparano successivi colpi con proietto vero.

Sparando ancora un altro colpo a proietto, dopo che il precedente ha immobilizzato così l'affusto, la bocca da fuoco, pur rinculando e ritornando a posto rapidamente, resta sempre puntata e cioè riprende la direzione e la inclinazione che aveva in precedenza.

Queste semplici prove dicono:

che fra la bocca da fuoco e l'affusto sono interposti: un congegno che frena il rinculo della bocca da fuoco senza scosse, opponendo alla sua corsa retrograda resistenze tali da non superare la presa dell'affusto sul terreno (freno), e un altro congegno che, finito il rinculo, riporta, sempre senza scosse, la bocca da fuoco a suo posto (ricuperatore). L'affusto così elasticamente connesso con la bocca da fuoco dicesi a deformazione. E' evidente che a parità di ogni altra condizione il rinculo deve essere tanto più lungo quanto meno forte è la presa dell'affusto sul terreno; nei casi in cui l'affusto è solidamente ancorato al terreno (artiglierie dei forti) o rigidamente collegato a masse enormi (artiglierie delle navi) il rinculo può essere molto accorciato sempre senza danno pel puntamento - ciò che permette di render più rapido il tiro abbreviando l'intervallo di tempo compreso fra due colpi successivi. Le artiglierie campali antiquate con affusto rigido, e cioè privo di freno o di ricuperatore, o con affusto a deformazione a corto rinculo, non avendo alcuna parte sottratta alle spinte, scosse o vibrazioni dello sparo, non rimangono puntate da un colpo all'altro, e non sono quindi capaci di sviluppare un tiro molto celere.

34. - La distinzione tra freno e ricuperatore è comoda per dare una prima idea della costituzione degli affusti a deformazione, ma non è nella realtà molto netta, perché anche il ricuperatore - costituito da un elemento elastico (molla, oppure aria od altro gas) che si comprime durante il rinculo, e riprende la primitiva dimensione durante il ritorno a posto (gli artiglieri dicono «in batteria») della bocca da fuoco - assorbe evidentemente una parte della energia di rinculo e quindi contribuisce alla, frenatura.

D'altra parte non è il caso di affidare al ricuperatore tutto il lavoro di frenatura perché durante la corsa di ritorno, esso restituirebbe tutta l'energia assorbita, provocando urti e scosse, a meno di estendere eccessivamente la lunghezza del rinculo. É bene anzi che la parte di energia assorbita dal ricuperatore sia poco più che sufficiente a ricondurre dolcemente la bocca da fuoco a posto; il lieve eccesso è assorbito, nel ritorno in batteria, dal freno.

 

35. Il freno dunque è necessario, ma la resistenza che esso oppone al rinculo non deve superare e nemmeno raggiungere in alcun momento l'entità della forza che sarebbe necessaria per smuovere le parti dell'affusto, che determinano la posizione dell'asse della bocca da fuoco, la quale deve rimanere puntata.

Rispettato questo limite, la resistenza deve essere tale, durante il rinculo, da assorbire la spinta retrograda delle parti rinculanti ad eccezione di quel poco che, assorbito invece dal ricuperatore, servirà poi a riportare in posto la bocca da fuoco.

E poiché è bene che il rinculo sia il più breve possibile, risulta dall'insieme delle condizioni accennate, che la resistenza del freno deve essere costante: in genere ciò si ottiene adottando come resistenza l'energia che oppone un liquido di data densità ad attraversare fori (o luci) di larghezza proporzionata, in ogni momento, alla velocità della massa che rincula (freni idraulici).

La variazione dei fori si ottiene con valvole o con nervature di altezza variabile, lungo le quali scorrono intagli praticati in uno stantuffo (luci variabili). Per attenuare la resistenza del freno e quindi la lunghezza del rinculo, giova aumentare, nei limiti del possibile, il peso delle parti che rinculano con la bocca da fuoco; così si cerca, nei freni idraulici, di collegare alla bocca da fuoco il cilindro contenente il liquido, ed all'affusto invece l'asta dello stantuffo, che provoca l'efflusso del liquido attraverso alle luci variabili (figura 28).

36. - Quando, per necessità pratiche di impiego, si sia costretti a limitare notevolmente il rinculo, occorre provvedervi con dispositivi appositi, che assicurino sempre la perfetta stabilità dell'insieme, per mantenere la bocca da fuoco puntata.

 

La limitazione della corsa di rinculo può rendersi necessaria. quando si tiri con grandi inclinazioni, per evitare che la culatta batta a terra o contro parti dell'affusto. Allora si può, senza danno per il puntamento, aumentare la resistenza opposta dal freno (diminuzione delle luci di efflusso), purché la bocca da fuoco assuma posizione molto inclinata in alto, dato che contro gli sforzi in direzione vicina alla verticale l'affusto ben poggiato sul terreno ha di per sé solo maggiore stabilità che non contro sforzi in direzione vicina alla orizzontale. Ma dovendo passare a far fuoco con inclinazioni minori, il freno deve di nuovo permettere lungo e dolce rinculo (fig. 29).

L'obice da 75/13 possiede, come vedremo, un dispositivo atto a variare in tal modo la lunghezza del rinculo; la variazione delle luci é comandata automaticamente da un'asta connessa con la bocca da fuoco.

Quando invece si tratti di limitare il rinculo con piccoli angoli di inclinazione, non si può aumentare la resistenza del freno oltre il limite al di là del quale il freno stesso, prendendo appoggio a sua volta sull'affusto, lo smuoverebbe guastando il puntamento.

Si ricorre allora ad uno sdoppiamento del freno e del ricuperatore: una coppia freno-ricuperatore ha azione parallela alla direzione dell'asse della bocca da fuoco, con resistenza superiore a quella consentita dalla, stabilità dell'affusto sul terreno; una seconda coppia agisce in senso orizzontale, o vicino alla orizzontale per assorbire a sua volta la differenza fra detta resistenza e la stabilità dell'affusto. in modo che questo non abbia a smuoversi (fig. 30).

37. - Come esempio scelto fra i più semplici, enumeriamo i successivi momenti del funzionamento del freno e del recuperatore, considerando ad esempio quanto avviene nell'obice da 75/13, Avremo così in particolare una descrizione schematica delle parti che compongono i due congegni.

All'atto dello sparo rincula la bocca da fuoco e con essa la slitta (sorta di lungo manicotto investito sulla precedente per aumentarne il peso durante il tiro, e da essa separato durante il someggio per non superare il peso trasportabile da un solo mulo); la bocca da fuoco,  per mezzo di una appendice della culatta, trascina indietro il cilindro del freno ed i tubi del ricuperatore. L'asta del freno con lo stantuffo (embolo) restano fermi e solidali all'affusto.

Il liquido, che si trovava avanti all'em­bolo, viene spinto indietro dal cilindro che retrocede, e passa attraverso i fori dell'embolo, la cui luce si restringe progressivamente in modo da mantenere costante la resistenza del freno. Il tubo interno (compressore) del ricuperatore trascina con sé le molle interne comprimendole contro un risalto di un altro tubo (intermedio), il quale a sua volta comprime la molla esterna contro una bronzina solidale con la culla e quindi con l'affusto.

Alla fine del rinculo le luci dell'embolo sono chiuse ma la velocità di rinculo è ormai così piccola che l'affusto non risente alcuna scossa.

Si inizia allora il ritorno a posto, sotto l'impulso delle molle del ricuperatore. Il liquido affluisce avanti all'embolo passando attraverso ad altri fori che si aprono dapprima interamente, e poi gradatamente si restringono: la velocità di ritorno è così anch'essa frenata dal fluire stesso del liquido, e si annulla senza urti, alla fine del ritorno.

Nell'obice da 75/13 notiamo poi un congegno, comandato dall'orecchione destro, che, per mezzo di un'asta regola le aperture delle luci di efflusso del liquido nel freno in modo che il rinculo sia tanto più corto quanto maggiore è la inclinazione della bocca da fuoco: senza, di ciò la culatta batterebbe contro l'affusto, od a terra, quando si tirasse con grandi elevazioni.

38. - Affinché i movimenti di rinculo o di ritorno si effettuino senza alcun perturbamento, occorre che le parti mobili scorrano lungo superficie piane e regolari; queste assumono in genere la forma rotaie e sono dette liscie.

Le liscie possono essere o no parallele all'asse della bocca da fuoco; in certi tipi di artiglierie da difesa (senza ruote), ormai vecchi ma tuttora in servizio, esse hanno una inclinazione dall'indietro in alto all'avanti in basso, in modo da far intervenire la forza peso in sostituzione od in concorso con la resistenza del freno, per moderare velocità e corsa di rinculo (fig. 31).

Nelle artiglierie moderne le liscie sono in genere parallele all'asse della bocca da fuoco: nei materiali nei quali il rinculo si sdoppia (n. 37, fig. 30) aula coppia di liscie è parallela all'asse della, bocca da fuoco, una seconda coppia ha una inclinazione diversa.

Ad ogni modo, tutte le liscie debbono essere sempre parallele al piano verticale passante per la bocca da fuoco.

Nell'obice da 75/13 esiste una sola coppia di liscio, che fanno parte della culla, specie di cassetta a forma di grondaia, chiusa superiormente da una lamiera piana e contenente il freno ed il recuperatore.

È evidente quindi come in questo tipo di artiglieria la culla debba seguire perfettamente la bocca da fuoco durante il puntamento; essa è perciò imperniata, per mezzo di due orecchioni, alla testata dell'affusto, la quale a sua volta può scorrere, a destra od a sinistra, lungo l'assale, facendo perno sul vomero (analogamente a quanto avviene nel materiale da 105/28 rappresentato colli fig. 32).

L'ampia rotazione attorno agli orecchioni permette il puntamento in elevazione; lo scorrimento necessariamente breve lungo l'assale, permette di rettificare il puntamento in direzione, quando l'affusto sia stato prima disposto in una direzione prossima a quella del bersaglio.

Questo sdoppiamento, per dir così, del puntamento in direzione, in due parti: una grossolana, che richiede l'opera simultanea e concorde di due o più uomini, e l'altra più precisa affidata al solo puntatore, giova alla rapidità e giustezza del tiro e permette di sfruttare pienamente uno dei più preziosi vantaggi degli affusti a lungo rinculo: la stabilità durante lo sparo, e la continuità del puntamento.

Oltre al sistema suindicato, altri se ne sono escogitati per raggiungere egual risultato: ad esempio quello con affustino girevole, rispetto ad un sottaffusto, attorno ad un perno verticale (flg. 33); oppure l'altro con portaculla portante gli orecchioni ed attraversato da sopra a sotto da un foro in cui si impernia un maschio facente parte della culla (fig. 34). In quest'ultimo caso gli orecchioni possono essere sostituiti dall'assale stesso dell'affusto a ruote, che attraversa orizzontalmente il portaculla.

Si vede in ciò il tentativo di rendere più ampio il movimento orizzontale della bocca (la fuoco rispetto alle parti d'affusto poggiate a terra. Ala non è possibile superare un certo limite senza compromettere la stabilità laterale dell'affusto.

Questo limite si eleva notevolmente con l'adozione dell'affusto a doppia coda (fig. 35).

Un tentativo per ottenere eguale risultato è il seguente: il vomero, in forma di largo arpione piantato nel terreno, porta un perno o uno snodo per cui l’affusto può muovere, fermo restando il vomero, in senso orizzontale. Le ruote, che durante il traino sono perpendicolari all'assale, vengono disposte, per il tiro, pressoché parallele ad esso, grazie a due snodi, simili a quelli che permettono alle ruote anteriori di un'automobile di sterzare. In tal modo l'affusto può girare agevolmente disponendosi in qualunque direzione. Questo sistema esige terreno piano e sodo, e sicura fissazione del vomero prima dell'inizio del tiro, perché altrimenti al primo colpo il movimento retrogrado, breve ma violento, dell'affusto corrispondente al piantarsi del vomero nel terreno, tenderebbe a spezzare le ruote, specialmente se il terreno non sia compatto e sdruciolevole ad un tempo. Di più i olezzi meccanici di trasmissione dei movimenti per il puntamento in direzione alle ruote risultano complessi e delicati (fig. 36).

39.  Abbiamo (letto che il movimento della bocca da fuoco nel piano verticale dev'essere ampio. Questa qualità, necessaria sia nei terreni montami (in causa dei forti dislivelli fra l'arma ed il suo bersaglio), sia nei tiri contro aeromobili, sia infine quando si debbano colpire obiettivi riparati dietro alti ostacoli, si ottiene mediante particolari dispositivi, che negli affusti moderni a lungo rinculo acquistano particolare importanza e difficoltà di esecuzione.

Essi difatti consistono in genere o nell'arretramento degli orecchioni, rispetto al centro di gravità della bocca da fuoco, o nello aumento dell'altezza da terra degli orecchioni stessi (ginocchiello). Ma il primo sistema fa gravare tutto il peso della bocca da fuoco sui congegni di punteria ed esige l'intervento di equilibratori a molla (che però appesantiscono l'artiglieria); il secondo rende instabile l'artiglieria nei tiri con piccole inclinazioni.

È perciò si sono cercate soluzioni più complesse che permettano a volontà di alzare ed abbassare la bocca da fuoco come: affusti a due ginocchielli (assale a gomiti o doppio alloggiamento per l'assale); affusti snodati con la culla imperniata vicino allo snodo.

40. - Abbiamo visto sinora gli affusti a ruote; ma evidentemente molte artiglierie (quelle dei forti, disposte sotto cupole, od in caverne, quelle delle navi, ed in genere tutte quelle ad installazione fissa o semifissa) sono prive di ruote, ed assumono le forme più svariate, quasi tutte riducibili, schematicamente, alle stesse parti esaminate nel considerare gli affusti con ruote, salvo queste ultime, sostituite in genere da uria piattaforma più o meno solidamente fissata al terreno od alle nave.

Avremo quindi complessi costituiti da bocca da fuoco, freno con ricuperatore, culla, affustino (o portaculla), sottaffusto.

Quest'ultimo può avere rotelle o cuscinetti a sfere, o rulli, per il puntamento grossolano in direzione. I perni di rotazione nei due sensi, verticale ed orizzontale, possono essere mediani, anteriori o posteriori rispetto alla bocca da fuoco, e ciò in relazione alle dimensioni e forma, dello spazio disponibile per i movimenti della bocca da fuoco stessa. Per esempio, nelle navi corazzate gli assi di rotazione sono arretrati, perché lo spazio nelle torri è molto angusto. Per contro, in talune fortificazioni in muratura, dello scorso secolo, si vedono ancora installazioni così dette a cannoniera minima, od a sfera in cui il centro di rotazione della bocca da fuoco nei movimenti per il puntamento non è materiale, c a immaginario e coincidente col centro della cannoniera (fig. 37).

In questi due casi estremi i movimenti riescono molto faticosi se eseguiti a forza di braccia: in genere si impiegano mezzi meccanici.

Lo sforzo è invece molto lieve quando la bocca da fuoco è imperniata in corrispondenza del centro di gravità od in un punto molto vicino ad esso; evidentemente resta allora ridotta in egual misura la stabilità della bocca da fuoco rispetto agli urti che può ricevere durante il servizio del pezzo ed in particolar modo nel momento in cui si faccia partire il colpo.

41. - Un caso particolare è rappresentato dalle installazioni «a scomparsa» nelle quali al momento dello sparo la bocca da fuoco, prima sporgente da un parapetto molto alto, scende dietro al parapetto stesso, ove il personale può eseguire al riparo le operazioni della carica e del puntamento. Al momento di far partire di nuovo il colpo la bocca da fuoco viene sollevata di nuovo con mezzi meccanici, all'altezza del parapetto. Siffatte artiglierie a scomparsa automatica colpo per colpo non hanno più ragione d'essere, dopo l'adozione del tiro rapido; mentre continuano ad essere utili le torri e torrette di acciaio contenenti artiglierie, mitragliatrici o posti d'osservazione, e che rientrano nella massa di calcestruzzo o nella roccia che le circonda, quando non si voglia o non si possa far fuoco.

42. - Tipo del tutto particolare, fra gli affusti a ruote, è quello detto a lanciata, sinora adottato in pochissime artiglierie straniere di piccolo calibro. Alla fine del rinculo la bocca da fuoco resta automaticamente agganciata nella posizione più arretrata, ove viene ricaricata e, se del caso, puntata di nuovo.

Al momento di far partire il colpo, si sgancia la bocca da fuoco; il ricuperatore, che sino allora era rimasto in stato di compressione massima, riconduce la bocca da fuoco in avanti, con moto accelerato. Poco prima che la bocca da fuoco raggiunga il limite dello spazio così percorribile liberamente in avanti, l'urto della leva di sparo contro un braccio fisso dell'affusto fa partire il colpo, mentre la velocità della bocca da fuoco avanzante sta per raggiungere il suo massimo. L'energia del rinculo deve dunque, anzitutto, annullare la forza viva della corsa in avanti, e poi, così ridotta, dar luogo alla corsa retrograda, della bocca da fuoco. Iniziatasi questa, si apre automaticamente l'otturatore e viene espulso il bossolo vuoto; al termine della corsa, e prima che il ricupe­ratore esaurisca la sua elasticità,, la bocca, da fuoco si aggancia automaticamente.. Ad un nuovo colpo, si ripetono le fasi già enumerate.

I vantaggi di questo sistema detto anche «a rinculo differenziale» si riducono alla limitazione della lunghezza del rinculo, ed alla diminuzione della resistenza e quindi del peso delle varie parti dell'affusto, freno e ricuperatore compreso. Si comprende quindi come la sua prima applicazione in materiali regolamentari si sia avuta in una artiglieria sommeggiabile (cannone da 65 da montagna francese, modello 1906).

L'esempio non ha avuto largo sèguito, a cagione degli svantaggi, consistenti essenzialmente nei danni gravi che conseguirebbero da, mancata o ritardata partenza del colpo: urti, rotture, rovesciamento del pezzo, deviazione del proietto, suo scoppio a pochi passi dai serventi, a seconda dei casi.

43. - Qualunque sia il tipo di installazione dell'artiglieria, essa comprende sempre congegni per il puntamento: in elevazione ed in direzione. Le sole artiglierie ad affusto rigido, antiquate, mancano di un vero e proprio congegno di puntamento in direzione, perché questa parte del puntamento si eseguisce per esse a forza di braccia, con l'aiuto di manovelle di mira, di maniglie o simili.

I congegni di puntamento in elevazione consistono di solito in viti semplici o doppie (l'una rientrante nell'altra come i tubi d'un cannocchiale) azionate per mezzo di volantini; talora sono invece sistemi di rocchetti e dentiere; talaltra sono sistemi a motore idraulico, od elettrico, nelle più potenti artiglierie. Ritorneremo sull'argomento a proposito degli strumenti per puntare le artiglierie.

44. - Gli affusti delle artiglierie mobili hanno infine attacchi per l'elemento motore, e freni di via, come ogni veicolo destinato ad essere trainato. Vi sono affusti semoventi, comprendenti un motore meccanico; una varietà di questi ultimi è data, dagli affusti semoventi a cingoli, somiglianti a carri d'assalto privi di torretta e portanti un cannone (fig. 38).

Gli affusti delle artiglierie da montagna e someggiabili sono scomponibili in parti non eccedenti il peso massimo trasportabile da un mulo, e cioè un quintale o poco più, oltre al peso della bardatura a basto e degli accessori.

45. - Gli strumenti di puntamento, variano moltissimo da modello a modello di artiglieria. Applicano però tutti alcuni principi fondamentali derivanti dalle leggi del moto dei proietti nell'aria.

Per colpire un dato obiettivo occorre dare all'arma una certa direzione, muovendola orizzontalmente, ed una certa, inclinazione, muovendola n, secondo un piano verticale.

La, direzione non è quella nella quale dall'artiglieria si vede l'obiettivo, ma è scosto, la, a destra od a sinistra (nei senso inverso a quello nel quale sono inclinate le righe dell'anima, osservate attraverso il foro (li caricamento stando dietro l'artiglieria) di una quantità crescente col crescere della distanza, per correggere la deviazione (derivazione) prodotta dal moto rotatorio del proietto.

L'inclinazione dipende ad un tempo dal dislivello tra obiettivo ed arma, e dalla distanza di quello da questa.

Se l'obiettivo, restando sempre alla stessa distanza, si alzasse od abbassasse notevolmente, l'inclinazione necessaria per colpirlo non varierebbe soltanto di quantità eguali agli angoli compresi tra le visuali che dall'artiglieria vanno alle, diverse posizioni assunte dall'obiettivo, ma di quantità diverse e non esattamente proporzionali ad essi.

L'errore che si commetterebbe nell'ammettere l'eguaglianza suddetta è trascurabile, date le dimensioni degli obiettivi da colpire, soltanto quando si tiri con grandissima velocità iniziale e con piccola inclinazione dell'arma rispetto all'orizzonte.

46. - Ciò posto, il puntamento in elevazione, col quale si dà all'arma l'inclinazione necessaria, rispetto all'orizzonte, può essere fatto:

  • a) o dirigendo una linea di mira al bersaglio, dopo aver fatto assumere ad essa, rispetto all'asse della bocca da, fuoco, un angolo dipendente dalla distanza, del bersaglio stesso; ed allora si hanno i sistemi di puntamento diretto, consistenti in traguardi di varia forma: tacca di mira e mirino; incrocio di fili e mirino; asse ottico di cannocchiale semplice;

  • b) od assumendo come linea di riferimento l'asse di una livella a bolla d'aria, centrata, rispetto alla quale l'asse della bocca da fuoco faccia un angolo dipendente sia della distanza sia del dislivello del bersaglio; si hanno allora gli svariatissimi sistemi di puntamento indiretto.

47. - Il puntamento in direzione, ossia nel piano orizzontale, riesce assai semplice nel caso a) del numero precedente, poiché basta clic la linea di mira sia scostata, rispetto al piano verticale contenente l'asse della bocca da fuoco, di una quantità proporzionale alla derivazione (n. 45).

Nel caso invece di puntamento indiretto, che permette di restare al coperto dalla vista e talora anche dal tiro dell'avversario, occorre dirigere la visuale non già al bersaglio ma ad un elemento di riferimento detto falso-scopo. E poiché solo eccezionalmente questo si trova stillo allineamento artiglieria-bersaglio, occorre far uso di apparecchi nei quali la linea di mira possa assumere posizioni molto deviate rispetto al piano verticale contenente l'asse della bocca da fuoco.

Si prestano molto bene a tale fine gli apparecchi con cannocchiale prismatico a testa rotante, nel quale un gioco di prismi mobili fa sì che pur restando fermo in una posizione determinata, il puntatore possa vedere qualunque oggetto posto intorno a sè, ed anche dietro.

L'angolo fra la visuale che esce dal cannocchiale ed il piano verticale passante per l'asse della bocca da fuoco è fissato, su una o più graduazioni, dopo essere stato desunto da rilievi fatti, sulla carta o sul terreno, quando sia nota la posizione reciproca dell'artiglieria, del falso scopo, del bersaglio.

 

 

 

 

 

 

  Parte 2/2

 

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Testo e immagini tratti da "Nozioni Generali sul Materiale d'Artiglieria", in Manualetti di Tecnica Militare a cura della Rivista Esercito e Nazione, fascicolo VI, Giugno 1930, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, pagg. 23-44.



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