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La Campagna d'Etiopia

 

L'utopia Societaria

 

 

 

Il palazzo della S.d.N. a Ginevra dove sono state decretate le sanzioni contro l'Italia. Archivio Vito Zita ©

Fonte: Cronache illustrate dell'azione italiana in A.O., Tuminelli e C. Editori, Roma, 1936

 

 

 

Il tentativo di conciliazione Laval-Hoare

L'iniziativa del negoziato diplomatico che condusse al tentativo di conciliazione Hoare-Laval, va attribuita a Lavai, cui non sfuggivano i pericoli che la politica sanzionista faceva correre alla pace dell'Europa e alla sicurezza stessa del suo paese. La Francia era stata indotta a seguire l'Inghilterra sul terreno societario da quella ideologia politico-giuridica che ha mirato tenacemente per anni a lare (Iella S. d. \. un baluardo della sua difesa di fronte al germanesimo. ina era riluttante d'altra parte ad alienarsi l'unica potenza in grado di portarle in date eventualità un decisivo aiuto, e con la quale a\eva stretto degli accordi di larga portata il 7 gennaio 1935 a Homa. L'opinione pubblica francese si dimostrava perciò in gran parte restia a distruggere una preziosa amicizia per un ipotetico miraggio giuridico di sicurezza collettiva. A questi argomenti di apprensione si aggiungeva quello non meno grave che non si riuscisse a contenere l'azione sanzionista nelle misure già volate dal Comitato di Coordinamento. E' più facile evocare i demoni che contenerli. E la follia verbosa dei membri sanzionisi!, tra cui molti delegali di piccoli paesi ebbri di potersi accanire contro ulia grande potenza, minacciava di tradursi in nuove e. più rigorose misure contro l'Italia e di slittare sempre più verso il piano inclinalo che avrebbe condotto velocemente ad una nuova conflagra/ione. Il 12 dicembre doveva infatti riunirsi il Comitato delle Sanzioni per fissare l'entrata in vigore dell'embargo sul petrolio, carbone e acciàio e grati, parlare-si faceva di nuove ingegnose follie, quali la chiusura dei porti sanzionisti alle navi di commercio italiane ed altre.
Sembrò quindi al Signor Lavai che fosse tempestivo in quel momento fare.un tentativo più deciso e più realista per risolvere il conflitto. Ciò oltre a tutto avrebbe potuto servire a chiarire l'atmosfera e a trattenere gli entusiasmi dei sanzionisti. riconducenclo l'opinione pubblica a rendersi conto della necessità di ristabilire la pace, e di riconoscere il fondamento delle rivendicazioni italiane.
I sondaggi di Lavai a Londra trovarono un'eco favorevole presso il Ministro degli Esteri Hoare, che da qualche tempo valutava la grave situazione nelle-sue giuste proporzioni. Ne furono una conferma le coraggiose dichiarazioni che egli ebbe a fare alla Camera dei Comuni nel difendere il progetto concordato con Lavai.
II 7 e F8 dicembre Hoare incontrava Lavai a Parigi e tra i due venivano definite le proposte che nei comunicati dei due governi furono indicate come una « base di accomodamento ». E' da ricordare che il Ministro Hoare prima di dare il suo assenso al progetto, lo aveva sottoposto all'esame del Gabinetto britannico il quale, dopo una laboriosa, discussione provocata da vari ministri avversi al* progetto tra cui specialmente Eden, lo approvava il giorno 9.
Ma il 9 dicembre, all'indomani dei colloqui di Parigi e mentre il progetto era ancora in esame a Londra, sulla base di indiscrezioni gio;-:-.r.!istiche deiVEcKo de Paris, che ne pubblicò le principali clausole, si iniziava in tutta Europa una campagna di stampa sanzionista e antifascista contro le proposte di Parigi, considerandole favorevoli al così detto aggressore e perciò inaccettabili.
Il 10 dicembre, le ostilità manifestatesi contro^il progetto, ormai noto benché non ancora comunicato al Governo italiano, si diffondevano negli ambienti societari di Ginevra e in quelli parlamentari inglesi : alla Camera dei Comuni il governo era fatto segno a violentissimi attacchi ai quali Eden rispondeva che le proposte rappresentavano dei suggerimenti e che non si intendeva im-porle ad alcuno; se esse erano'contrarie al Covenant il, governo inglese era pronto ad accettare il giudizio della Lega. In tal modo il valore delle proposte era già vulnerato, l'iniziativa dei proponenti paralizzata.
L'11 dicembre nel pomeriggio le proposte vengono presentate dagli Ambasciatori di Francia e d'Inghilterra al Duce, 'che esprime il suo vivo apprezzamento per lo sforzo di collaborazione fatto dai loro Governi. Il Gran Consiglio del Fascismo è convocato per il 18> dicembre per essere consultato. Lo stesso giorno Lavai che si appresta a partire per Ginevra per la riunione del Comitato dei
Diciotto, riceve una nota di protesta della Legazione di Etiopia a Parigi, contro le proposte che non sono ancora pervenute al Negus. La nota etiopica viene presentata a Ginevra l'indomani.
In questa atmosfera il 12 dicembre Lavai dinanzi al Comitato dei Diciotto informa che in base al mandato affidato alla Francia e all'Inghilterra il 2 novembre su proposta di Van Zeeland. il progetto di conciliazione sarebbe stato comunicato oltre che alle parti anche al Consiglio della S. d. N. che avrebbe dovuto «decidere ciò che dovesse esser fatto ». Eden, invece, in un discorso palesemente diverso di spirito dichiara che le proposte « non sono intangibili » e che « qualora* la S. d. N. non le approvasse i due' governi avrebbero accolto con favore ogni suggerimento».
Appariva ormai chiaro dalle dichiarazioni fatte dai Ministri britannici, sia a Londra che a Ginevra, e dall'atteggiamento di Lavai, reso cauto dalle opposizioni manifestatesi violentemente un pò dovunque, che Francia e Inghilterra non avrebbero agito in alcun modo per far accettare il loro progetto a Ginevra o ad Addis Abebé. nemmeno nel caso che vi fosse stato un'accettazione di massima da parte dell'Italia. Le proposte avevano dpnque un carattere assolutamente precario se si pensa che col deferimento al Consiglio dell'esame delle proposte stesse, queste avrebbero dovuto in sostanza esser subordinate all'approvazione dei 52 stati Membri della Lega, ciò che con il permanere dello stato di eccitazione, creato dalla propaganda antitaliana a scopi interni o internazionali., sembrava pressoché irrealizzabile.
Il contenuto delle proposte Hoare Lavai si differenziava dai precedenti tentativi di soluzioni del conflitto italo-etiopico che, come abbiamo esaminato nei numeri precedenti si limitavano a uh programma di riforme amministrative dell'Etiopia, sotto l'egida ; della S. d. N. Nel progetto elaborato a Parigi F8-9 dicembre, che pure risultava assolutamente inadeguato e illogico nelle sue clausole territoriali e nel determinare l'estensione della zona riservata all'espansione economica e demografica italiana, vediamo tuttavia affermarsi un primo principio di riconoscimento delle nostre rivendicazioni.
Vediamo in breve in che consìstessero le proposte.
Il progetto constava di due parti. La prima raccomandava degli scambi territoriali; ih corrispettivo di uno sbocco al mare in proprietà assoluta dell'Etiopia nella zona di Assab, con una striscia di territorio di accesso, venivano concesse delle rettifiche di frontiera a favore dell'Italia che avrebbero incluso a nord il Tigrai Orien-' tale con Adua, ma non Axum, a est parte della Dancalia e a sud parte dell'Ogaden. Là seconda parte del progetto era dedicata a determinare la costituzione nell'Etiopia meridionale di una zona di espansione economica e di popolamento riservata all'Italia, i cui limiti sarebbero stati a nord l'8° parallelo, a ponente il 35" meridiano a sud la frontiera fra l'Etiopia e il Kenya, e a oriente la frontiera rettificata della Somalia italiana. All'interno di questa zona, pur formante parte integrale dell'Etiopia, l'Italia avrebbe esercitato diritti economici esclusivi, diritti di proprietà delle terre inoccupate, monopoli di sfruttamento delle miniere, foreste ecc. Al resto dell'Etiopia si sarebbe applicato il piano di assistenza elaborato nel settembre dalla S. d. N. (Comitato dei Cinque). L'orgar nizzazione civile, nella zona riservata all'espansione italiana, avrebbero fatto capo a un Consigliere italiano, il quale sarebbe stato l'Aggiunto di un Consigliere principale (straniero) residente ad Addis Abeba, Delegato della S. d. N. presso l'Imperatore.
Appare facilmente dall'esame di queste proposte come esse fossero il frutto molto imperfetto di varii e stridenti compromessi tra le formule societarie e la realtà insopprimibile dei nostri diritti.
La cronistoria dei giorni immediatamente successivi alla presentazione del progetto — mentre ancora non si conosceva l'opinione del Governo italiano in proposito —- segna una rapidissima evoluzione dell'opinione pubblica inglese in senso sempre più contrario alle proposte. La pubblicazione di un Libro Bianco in- • glese sui negoziati Hoare-Laval, avvenuta il 14 dicembre da occasione alla stampa inglese di schierarsi contro Hoare, di cui si annunziano le prossime dimissioni. Il 15 Herriot pronuncia a Mon-theliard al congresso radicale un discorso ostile al progetto e la stampa di sinistra francese assume un contegno analogo a quella inglese. Il 16 alla Camera dei Comuni continua il fuoco di fila delle interpellanze per togliere qualsiasi valore di impegno da parte del Governo britannico alle proposte. Il lo, dinanzi al Consiglio della S.d.N., Eden ripete che se le proposte non riscuotono l'approvazione della Lega, il Governo inglese non potrebbe continuare a raccomandarle o ad appoggiarle. Lo stesso giorno vengono
annunziate le dimissioni di Hoare. 11 Journal des Nations pubblica che il progetto è da considerarsi ormai sepolto. In tali condizioni il Gran Consiglio del Fascismo adunatesi il 18 dicembre non poteva che riservare il suo atteggiamento in attesa degli sviluppi della situazione, e. pur iniziando l'esame delle proposte franco-inglesi, asteneva dal formulare un proprio giudizio definitivo e rinviava ogni decisione ad una ulteriore riunione fissata per il 20 dicembre. Non vi erano tuttavia più dubbi che tanto a Londra come a Ginevra le proposte venivano considerate come decadute. Il 19 dicembre alla Camera dei Comuni, mentre Hoare riconosceva di aver dovuto dimettersi perché le propóste, per quanto poco soddisfacenti per l'Italia, non avevano incontrato l'approvazione del Parlamento inglese, il Premier Baldwin riassumeva la situazióne dichiarando : « è ovvio che ora esse (proposte) sono assolutamente morte — il Governo Britannico non farà certamente alcun tentativo per farle rinascere >>.
D'altra parte la Delegazione etiopica a Ginevra informava il 20 dicembre la S. d. N. che il governo di Addis Abeba aveva risposto ai governi francese e inglese in modo da respingere il prospettato regolamento conciliativo.
Il Gran Consiglio del Fascismo prendeva quindi atto il 20 dicembre che le proposte di Parigi di cui aveva iniziato l'esame erano state nel frattempo dichiarate decadute e ripudiate dai loro promotori.
Sull'utopia societaria non potevano ancora far presa gli argomenti'realisti
che Hoare aveva evocato a giustificazione del suo operato: l'aggravarsi della situazione internazionale in vista del pericolo di un embargo sul petrolio; la possibilità di complicazioni nella situazione politica europea e la necessità di ristabilire prontamente la pace; le difficoltà "di proseguire nell'azione coercitiva contro l'Italia.
Ma di fronte allo spettro di una generale catastrofe, cadeva, col tentativo di conciliazione, anche il primo tentativo di embargo sul petrolio.


 


 

 

A. C.
 

 

 

segue

 

 

 

 


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