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OPERAZIONI MILITARI DAL 14 APRILE AL 30 APRILE 1936

 

La battaglia dell'Ogaden

 

 

 

Secondo le fonti più attendibili mi risultava che l'armata del-l'Ogaden, agli ordini del degiac Nasibù Zamanuel, aveva, alla data del 1" marzo u. s., circa 30 mila uomini, ottimamente armati con fucili moderni, moltissime mitragliatrici e numerosi cannoni.
Capo di S. M. dell'Armata era il generale turco Wchib, con uno Stato Maggiore composto di una diecina di ufficiali europei di varie nazionalità.
Le forze risultavano schierate su due linee: la prima nella zona di Sassabaneh; la seconda, più a nord.
Entrambe le linee erano appoggiate ad organizzazioni difensive — potentissimc per condizioni di terreno ed impiego di mezzi — la cui sistemazione era stata particolarmente curata dal generale Wehib Pascià.
Mentre erano in corso azioni nella regione di Neghelli, sull'Uebi Gestro, fra questo fiume e PUebi Scebeli e lungo l'Uebi Scebeli stesso, preparai l'operazione contro l'armata del-l'Ogaden che, fra le masse etiopiche, era ancora quella più solida per comando, per qualità di truppe e le cui munitissime posizioni si trovavano a grande distanza dalle nostre basi.
Mio concetto operativo: agire con direttrice generale il Faf. manovrando per la sinistra per isolare e distruggere l'armata di Nasibù.
Avanzata dalle basi di partenza su tre colonne: colonna di sinistra, al comando del generale Nasi, lungo la direttrice Danane-Se-gag-Dagamedò-Dagabur (chilometri 280) (reparti nazionali di carri d'assalto, di artiglieria e del genio — Divisione Libia — reparti eritrei, bande di dubat e bande irregolari di Olol Dinle e di Hussen Ailè) e servizi vari: colonna centrale, al comando del generale Frusci, lungo la direttrice Gorrahei-Gabredar-re-Sassabaneh-Dagabur (km. 213) (reparti nazionali di mitraglieri autocarrati, di autoblin-date, carri d'assalto, di artiglieria e del genio: raggruppamenti arabo-somali; bande di dubat. servizi vari): colonna di destra, al comando del luogotenente generale Agostini, lungo la direttrice Gherlogubi-Afdub-Uardere-Ado-Curati-Bullale-Dagabur (km. 260) (reparti Carabinieri Reali autocarrati, coorte di Milizia forestale, elementi del genio, bande del Mu-dugh. Nogal e della Migiiirtina; servizi varii.
Altre truppe in mia riserva autocarrate.
La riunione delle forze e dei mezzi destinati all'operazione fu effettuata vincendo enormi difficoltà logistiche, derivanti partico-larmente dalle grandissime distanze, dalla natura del terreno e dalle precipitazioni atmosferiche. che resero alcune strade quasi impraticabili.
Basti pensare, ad esempio, che la Divisione « Libia » dovette compiere un percorso di mille chilometri da Brava per attestarsi a Danane.
Il 14 aprile si inizia il movimento della colonna di sinistra.
Il 15 questa colonna (Nasi) raggiunge Gianagobò. ove trova forte resistenza dalle truppe avversarie del degiac Abbebè Darntou, fratello di ras Desia Damtou, e l'ostacolo del torrente Corrali in piena. Durante l'azione si hanno un centinaio di perdite.
La colonna Frusci occupa con forti avanguardie Uarandab, a protezione degli equipaggi del genio che gettano ponti sullo Uadi in piena, per permettere l'avanzata alle truppe attestate fra Uarandab e Gabredarre.
La colonna Agostini completa i propri mezzi e spinge elementi avanzati a Gorile per sistemare la strada.
L'aviazione, malgrado il tempo pessimo, è attivissima ovunque. Cinque apparecchi sono ripetutamente colpiti. Due sono costretti ad atterrare entro le nostre linee; uno capotta. Due feriti (tra essi il tenente pilota Valli, richiamato, corrispondente del Popolo d'Italia\. Ovunque le piogge ostacolano i movimenti delle truppe, provocando interruzioni stradali. La volontà degli uomini e lo sforzo delle macchine si tendono al massimo.
Il giorno 16 il nemico continua ad opporre alla colonna di sinistra, sul torrente Gianagobò. tenacissima resistenza (approfittando delle anfrattuosita del terreno), che costringe le nostre truppe a snidare l'avversario caverna per caverna, ciò che presenta difficoltà non lievi. 11 nemico ha subito fortissime perdite. La colonna cattura molti fucili, qualche mitragliatrice e prigionieri. Le perdite della Divisione «r Libia» sono, alla sera del 16. di circa 200 uomini: tra essi 2 ufficiali morti e tre feriti.
L'aviazione ha 3 ufficiali feriti, tra cui il tenente colonnello Liberati, colpito da pallottola dum-dum.
Metto a disposizione del generale Nasi la colonna autocarrata del generale Venie, allo scopo di sfruttare il successo non appena sarà rotta la fronte nemica a Gianagobò, dove il nemico si batte accanitamente.
La colonna Frusci raggiunge Uarandab, allo scopo di accentuare la pressione anche da questa parte ed impedire l'affluenza delle riserve etiopiclie verso la colonna Nasi.
Tengo la colonna Agostini in potenza a Uarder perché intendo pronunziare il suo intervento allorché il centro sia avanzato verso Hamanlei.
Cominciano ad affluire, a mia disposizione, altre truppe autocarrate, man mano che si rendono disponibili autocarri.
Il giorno 17 il nemico, sfruttando le caverne e le anfrattuosita del terreno impervio e protetto dalla piena del torrente Gianagobò. continua ad opporre tenacissima resistenza alla colonna Nasi, tentando anche ripetutamente di aggirare le nostre ali. Ma le truppe metropolitane, libiche e somale, in concordia perfetta di sforzi e di intenti, magnificamente dirette dal generale Nasi, nonché sussidiate costantemente dall'aviazione, che interviene a ondate continue, sostengono validamente per due giornate e mezzo l'asprissima lotta e infliggono alfine all'avversario una disfatta completa, in seguito ad un accerchiamento per le ali perfettamente riuscito.
Le truppe nemiche sono snidate dalle caverne con lotte corpo a corpo e mediante l'impiego di carri armati e di artiglieria.
La divisione riprende intanto la sua avanzata verso Bircut, lasciando indietro clementi per debellare le ultime resistenze e transitando il torrente su un passaggio praticalo dai pontieri del genio sotto il fuoco nemico. Le perdite infilile all'avversario sono rilevantissime e la compagine di questa aliquota dell'armata dell'Ogaden può ritenersi completamente disciolta.
Le nostre perdite sino al mattino del 16 sono di dieci ufficiali dell'esercito tra morti e feriti, di tre ufficiali feriti dell'aviazione e di alcune centinaia di uomini di truppa indigena tra morti e feriti.
Sul campo giacciono per contro qualche migliaio di morti nemici tra i quali vari capi importanti. Si sono rastrellati circa 1000 fucili, diecine di mitragliatrici e 1 cannone, m: il rastrellamento è ancora incompleto.
Allo scopo di tagliare la ritirata ai fuggiaschi predispongo perché una colonna autocarrata al comando del luogotenente generale Vernè sia lanciata sulla strada di Maleicò, con obiettivo Segag.
La colonna centrale (Frusci) raggiunge la piana a nord di Uarandab compiendo una marcia di 47 chilometri. La colonna di destra (Agostini) si sposta su Gorile e spinge elementi avanzati su Curati, pronta a lanciarci al momento opportuno.
L'aviazione si prodiga oltre ogni misura, costretta ad uniformare la sua quota a quella bassissima delle nubi, riportando quindi numerosi colpi negli apparecchi e perdendone due. nelle nostre linee.
Il giorno 18 la Divisione « Libia » raggiunge Bircut e la colonna autocarrata Vernè arriva presso Segag.
La colonna Frusci, oltrepassato Uarandab. si trova a 100 chilometri oltre Gorrahei senza avere incontrato il nemico. Fa gittarc due ponti da 10 tonnellate e due da 27 sui torrenti in piena per permettere il passaggio agli automezzi.
La colonna Agostini giunge a Curati, a 140 chilometri dalla base di Uarder, pure senza prendere contatto con l'avversario.
La zona centrale della resistenza nemica si è precisata nel quadrilatero Sassabaneh-Bullàle-Gunugadu-Hamanlei.
Il raggruppamento celere somalo del generale Navarra ultima il rastrellamento del campo di battaglia di Gianagobò. raccogliendo ancora 700 fucili e altre mitragliatrici e segue poi la divisione libica.
L'aviazione è attivissima, specialmente nella zona di Rullale-Gunugadu, ove provoca esplosioni ed incendi. Il giorno 19 la colonna Nasi raggiunge Bircut. dopo avere sopravanzato con la sua celere marcia, residui nemici che, al comando di due degiac, l'hanno alla mattina attaccata in coda disperatamente, per cercarr
un passaggio verso il nord. L'attacco è stato respinto con gravi perdite del nemico.
La colonna autocarrata Vernè giunge a qualche chilometro oltre Segag, ove taglia inesorabilmente la ritirata ai fuggiaschi.
Il 20, la Divisione « Libia » — che deve procedere lentamente per guadare il torrente Osbolei in piena — si unisce, la sera, a *ud di Ducan. per poi proseguire verso Segag.
La colonna autocarrata Vernè sosta a Segaga ove attende rifornimenti.
La colonna Frusci è costretta a sostare essa pure a Seic Hosc, in attesa che sia ultimato il gittamento dei ponti.
Il giorno 22 la divisione «Libia» continua la sua faticosa marcia verso il nord, eliminando nuclei di sbandati e fuggiaschi che, per El Fud, Segag e Dagamedò. tentano sfuggire al nostro inseguimento, ignari di trovare la strada tagliata a Segag. La grande unità sosta la sera col grosso a nord di El Fud. di dove, con una marcia di 60 chilometri, su terreno asprissimo e senza acqua, dovrà portarsi a Segag.
Fra il bottino catturato da questa colonna sono otto autocarri, un'autovettura Ford, la divisa di gala ed indumenti vari del degiac Abbebè Damtou. nonché abbondante materiale sanitario e da campo.
La colonna autocarrata Venie — che e costretta a sostare a Segag per l'impossibilità di guadare il torrente Sullul in piena — cattura una carovana di 600 cammelli, appartenente alle truppe del degiac Abbebè Damtou, in marcia verso Dagamedò.
La colonna del generale Frusci, rinforzata dal raggruppamento di Legioni Parini e dal battaglione studenti, è attestata a 30 chilometri dalle posizioni nemiche di Hamanlei, che attaccherà il 24.
Alla destra, la colonna Agostini è attestata a soli 12 chilometri dalle posizioni etiopiche di Gunugadu, che attaccherà pure il 24.
L'aviazione bombarda Hamanlei, Sassabaneh. Gunugadu, Bui-lale e Auarech. realizzando notevoli effetti distruttivi.
La colonna di sinistra, del generale Nasi, continua la marcia verso Segag, ove sta giungendo un suo battaglione autocarrato, in sussidio della colonna Vernè. che sosta a 8 chilometri da Dagamedò.
La colonna del centro viene rinforzata dal raggruppamento Navarra. autotrasportato da Dabanach. e raggiunge la zona di Ga-brehor, ove sosta per muovere l'indomani all'attacco.
La colonna Agostini si trova con reparti avanzati a dodici chilometri da Gunugadu.
L'aviazione bombarda le sistemazioni difensive nemiche e le zone di probabile occultamento di truppe avversarie a Bullàle, Sassabaneh. Gunugadu e Dagamedò. impiegando in tale azione 25 apparecchi e lanciando dodici tonnellate di esplosivo. con evidenti risultali distruttivi.
Il giorno 24 la Divisione « Libia » continua a serrare su Segag. Il nemico, alle ore f>. attacca, in forze, le nostre truppe a Uagamedò.
Il generale Vernò respinge l'attacco infliggendo agli abissini gravi perdite e catturando molto materiale. Da parte nostra venti morti e 50 feriti di cui 2 nazionali.
Al centro la colonna del generale Frusci combatte accanitamente per tutta la giornata, conquistando le prime posizioni dell'organizzazione difensiva di Hamanlei. Il nemico oppone tenace resistenza nelle caverne e nelle anfrattuosita del terreno, che rendono la lotta assai sanguinosa. La Legione Parini ha il battesimo del fuoco.
Alla destra la colonna Agostini occupa alle 10,30 Gunugadu, strenuamente difesa dai nemici che resistono sino al loro annientamento e spinge elementi autocarrati verso Bullàle.
L'aviazione contribuisce col solito valore alle operazioni, prodigandosi con slancio superiore ad ogni elogio col bombardamento mitragliamento e la ricognizione.
Sono impiegati 40 apparecchi, con una media di quattro ore di volo per ciascuno. Sono lanciate 16 tonnellate di esplosivo. Si hanno 7 apparecchi colpii!; due piloti feriti dei quali il capitano Cianfrani colpito da pallottola esplosiva.
La colonna centrale attacca all'alba del 25 aprile risolutamente lila baionetta e dopo accanita lotta sloggia il nemico dalle caverne e anfrattuosita del Faf, infliggendogli perdite gravissime.
L'avversario lascia sul terreno un migliaio di morti e fugge incalzato da nostri.
Hamanlei è in nostro potere.
Nostre perdite fra il 24 e il 25 : dieci ufficiali del corpo indigeni morti e due volontari della Legione Parini; feriti: dieci ufficiali di cui uno del corpo indigeni e uno della Legione Parini e nove militari di truppa. Inoltre circa 600 fra morti e feriti del corpo indigeni. Queste perdite dimostrano l'asprezza della lotta e la tenace difesa del nemico.
Si segnala per il suo eroico contegno in tale lotta il VI Battaglione indigeni che, pur avendo riportato il giorno 24 oltre il 40 per cento di perdite, tra le quali 6 ufficiali morti e un ferito, attacca ancora il giorno 25 gagliardamente alla baionetta.
Sono catturati un autocarro Chevrolet, un cannoncino Oerlikon. molti fucili, alcune mitragliatrici e abbondanti munizioni. Si ricuperano anche la mitragliatrice dell'aeroplano della medaglia d'oro Minniti e i 3 carri veloci rimasti impantanati nella valle del Faf l'I! novembre scorso.
La colonna di destra (Agostini) riprende il movimento su Rullale, spingendo avanti elementi autocarrati, che incontrano viva resistenza da parte di nuclei nemici.
Le perdite che questa colonna ha inflitto nei giorni 24 e 25 al nemico superano i seicento tra morti e feriti. Nessun avversario si è arreso. I prigionieri sono tutti feriti. Le bande dei Carabinieri Reali hanno avuto a Gunugadu il battesimo del fuoco, scrivendo nuove pagine di gloria nella storia dell'Arma.
La colonna continua il rastrellamento della zona attraverso eccezionali difficoltà.
Vengono annientati ad uno ad uno numerosi presidi in caverne e buche scavate nel terreno dove mitragliatrici e fucili sparano attraverso piccole feritoie robustissime, che nascondono completamente armi e tiratori e che occorre far saltare con pezzi di artiglieria leggera, appostati a distanza minima, spesso non superiore a 50 metri.
Da parte nemica vengono lanciate anche bombe a mano di recentissimo modello.
Nelle caverne si rintracciano lettini da campo, riserve di viveri, acqua, munizioni e persino cognac.
Altri appostamenti nemici sono costituiti da buche accuratamente scavate entro le radici di grossi alberi, con feritoia affiorante sul terreno e coperture di legno e terra, molto abilmente occultate verso la fronte. Queste buche sono disposte in modo da incrociare i fuochi sulle strade. In tali condizioni l'aviazione non può rilevarle, anche perché le caverne sono intercomunicanti sotto terra e perché sulla fronte sono occultate da zeribe naturali o confuse da altri scavi incompiuti fatti per ingannare.
L'aviazione si è prodigata col solito valore, bombardando gli appostamenti avversar! di Hamanlei. Sas.sabaneh e Bullàle. Sono stali impiegati 25 apparecchi, con una media di volo di 4 ore per velivolo.
Il giorno 27. nonostante le piogge violente che cadono su tutto i! teatro delle operazioni, .si proseguono i lavori di preparazione per l'ulteriore avanzata.
Merita di essere segnalato il gittamenlò di due ponti lungo la direttrice della colonna centrale e cioè, uno sul Giarer, da 24 tonnellate e della lunghezza di 45 metri, costruito in sole 19 ore lavorative e un altro sul Faf, da 10 tonnellate e della lunghezza di 40 metri, costruito in sole 2 ore.
La Divisione libica continua il suo attestamento su Dagamedò.
La colonna Frusci provvede a risanare il campo di battaglia e a raccogliere le armi e le munizioni abbandonate dal nemico.
La colonna Agostini continua il lavoro di riorganizzazione delle truppe e dei mezzi.
L'aviazione, nonostante le condizioni atmosferiche assai avverse, bombarda efficacemente gli appostamenti difensivi di Sassabaneh e Rullale.
Il giorno 28 diramo alle 3 colonne gli ordini per l'attacco del sistema difensivo di Sassabaneh-Bullàle-Dagabur.
Il giorno 29 la colonna di sinistra lotta per tutta la giornata contro difficoltà opposte dalle violente piene dei torrenti Sullul e Fafan. Sul Sullul i militari nazionali del Genio con l'acqua e il fango sino alla cintola e sotto la pioggia battente riescono alle 13 a costruire con sassi un primo passaggio sul quale cominciano verso le 14 a transitare elementi della Divisione libica e della colonna Vernè.
La colonna del generale Frusci avanza con foga ammirevole e coprendo una distanza di circa 40 chilometri oltrepassa Sassabaneh. dove è colta da un violentissimo nubifragio, che rende la strada impraticabile e provoca sullo uadi Sassabaneh una piena della velocità di 8 metri.
La colonna inizia subito il gittamentò di un ponte da 10 tonnellate e spinge intanto pattuglie verso il nemico.
La colonna Agostini occupa nel pomeriggio Bullàle subendo lievi perdite e lanciando suoi nuclei all'inseguimento.
L'aviazione rende, in tutta la giornata, servizi utilissimi e mi tiene al corrente della situazione ora per ora. Il giorno 30 le avanguardie delle tre colonne, con perfetta sincronia, entrano in Da-galnir. Il nemico è in fuga.
Con l'occupazione di Dagabur si è completato il primo ciclo dell'avanzata su Gigjiica e Haiar.
La manovra strategica si è svolta come previsto ed è stata condotta giorno per giorno dal comando delle forze armate che ha guidato le colonne operanti a sboccare su obiettivi in perfetta sincronia su una profondità di circa 300 chilometri.
Nel campo tattico le singole colonne hanno operato con altrettanta perizia e valore.
L'aviazione è stata, sia nel campo strategico come in quello tattico, di grandissimo aiuto alla battaglia.
Questa ci è costata 50 ufficiali tra morti e feriti nonché 1800 uomini di truppa fra morti e feriti dei quali 1400 volontari libici e somali. Sono comprese le perdite dell'aviazione.
Quanto abbiano cooperato l'intendenza e il genio è stato già da me illustrato.
Ugualmente ho detto del valore delle truppe, dei comandanti e degli ufficiali in genere.
Il bottino comprende sinora circa 2500 fucili, circa 80 mitragliatrici, 5 cannoni, 10 autocarri, un'autobotte, un ospedalelto, for-tissimo quantitativo di munizioni per armi portatili, munizioni per artiglieria, ccc.
L'armata di Nasibù, costituita in gran parte da regolari benissimo armati ed addestrati e inquadrati da ufficiali europei, e sussidiati da ottima logistica, si è battuta tenacemente perdendo non meno di 5000 uomini. Se la manovra strategica non avesse fatto cadere il sistema fortificato Sassabaneh-Bullàle-Dagabur, con cinque ordini di reticolati, appostamenti in caverne, ecc., la lotta, nel campo tattico sarebbe stata assai più dura e forse insuperabile in quel punto dato l'asprezza del terreno, l'ostacolo del Faf e degli altri torrenti in piena.
Il nemico ha ripiegato in fuga precipitosa verso Giggiga.
L'armata di Nasibù, che si riteneva invincibile, è stata completamente dissella, per quanto non sia da escludersi che i suoi resti possano opporre, in unione al contingente di Giggiga, una ulteriore resistenza.
Le nostre truppe vittoriose si stanno riunendo per l'ulteriore sbalzo in avanti.
Generale RODOLFO GRAZIANI

 

Relazione riassuntiva relativa alla marcia su Addis Abeba

La battaglia dell'Ascianghi che avevo preparata e che doveva aver inizio il giorno 6 aprile, in seguito all'attacco sferrato dal Negus il giorno 31 marzo, si era conclusa il giorno I aprile con una nostra nuova schiacciante vittoria.
Tale avvenimento mi offriva una settimana di vantaggio sull'inizio delle operazioni previste dal mio piano e rni induceva ad approfittare della favorevole condizione per non dar tregua al nemico ormai battuto ed in pieno dissolvimento.
Così mentre il giorno 5 I aviazione, come sempre, continuava ad inseguire l'avversario nel campo strategico, e gli azebù-galla infierivano contro le truppe in rotta, ordinavo :
— al Corpo d'armata eritreo di preparare il proseguimento della marcia su Dessiè. travolgendo ogni eventuale resistenza, ed occupando la città non oltre il 15 aprile:
— al I Corpo d'armata, alle cui dipendenze mettevo nuove unità provenienti da altri settori, di sostare tra Qnoram e Mai Ciò. di intensificare i lavori stradali, forzatamente rallentati durante la battaglia, e di assumere il comando della lunga linea d'operazione, nonché la dirczione dei rifornimenti di entrambi i corpi d'armata.
Frattanto il comando superiore del Genio doveva continuare l'imponente sistemazione stradale a tergo di Mai Ciò e l'Intendenza doveva provvedere, con la consueta solerzia e perizia, ad organizzare e far avanzare i suoi stabilimenti.
Nel successivo giorno 6 aprile convocavo presso di me il generale intendente ed il comandante supcriore del Genio per esporre loro il mio progetto relativo alla marcia sulla capitale etiopica di una forte colonna autocarrata, di cui avevo chiaramente visto la possibilità durante la battaglia dello Scirè e per la quale fin da allora (8 marzo) avevo dato il primo preavviso.
Pur tenendo conto della non facile situazione per i mezzi occorrenti e per lo stato delle strade sulle quali era giocoforza inoltrarsi, l'impresa mi appariva in tutta la sua possibile realizzazione.
Così, seduta stante, potei dare gli ordini conseguenti basati sul seguente programma generale :
— autocarri occorrenti almeno 1300;
— concentramento dell autocolonna a Dessiè fra il giorno 20 e 22 aprile;
— partenza da Dessiè ira il giorno 23 o 25 aprile;
— arrivo ad Addis Abena per il giorno 30 aprile.
Mentre così predisponevo lo sfruttamento rapido e massimo del successo e la sua organizzazione aveva corso, davo un primo ordinamento politico-militare alla vasta regione oltre il Tacazzè, dove, sotto una unica dirczione politica, istituivo alle mie dirette dipendenze tre settori militari: Uolcait, Semien e Gondar.
Le numerose sottomissioni di capi e di sottocapi anche importanti, il versamento di armi, la ripresa dei mercati, il sollievo in
tutte le popolazioni per la fine dell'anarchia e per la nostra efficace protezione ed assistenza, denotavano che la buona situazione, deli-neatasi subito dopo la nostra 'avanzata a sud del Tacazzè e del Setit. si andava rapidamente consolidando.
Sempre costruendo nuove strade, necessarie alla vita delle truppe, la nostra penetrazione militare procedeva progressivamente e si occupavano :
— il giorno 6 aprile. Gadabi ;
— il giorno 12 aprile. Gallabat etiopica, assicurando così il controllo del confine anglo-sudanese:
— nello stesso giorno, la penisola di Gorgorà, dalla quale la nostra bandiera poteva, per la prima volta, specchiarsi sul lago Tzana;
— il giorno 17 aprile, lo Tzeghedè;
— il giorno 23 aprile. Bahar Dar al limite sud del lago Tzana. che veniva così posto tutto sotto il nostro controllo.
Inoltre a coronamento dell'azione svolta nell'Aussa il 27 aprile, il sultano Mohamed laio. si presentava, con i suoi armati, in Sardo per fare atto di sottomissione e formale dichiarazione di fedeltà alla sovranità del nostro Governo.
Frattanto gli altri corpi d'armata intensificavano, nei rispettivi settori, i lavori stradali e di fortificazione e la loro opera per organizzare e dare assistenza alle popolazioni.
Ovunque nuove strade si aprivano o venivano migliorate; i servizi si perfezionavano; migliala di indigeni si ponevano al nostro servizio ed armati concorrevano efficacemente a dare maggiore sicurezza ai loro paesi, mentre altri sempre più numerosi affluivano ai nostri ambulatori, per ricercarvi assistenza sanitaria, che ovun-que veniva largamente prodigata.
II Corpo d'armata eritreo, dopo una breve preparazione, il giorno 9 aprile iniziava il movimento previsto ed il giorno 15 occupava Dessiè, percorrendo in sette giorni circa 250 chilometri attraverso terreni impervi con oltre mille metri di dislivello e rifornito essenzialmente con mezzi aerei e soltanto in parte con risorse locali.
La marcia, effettuata a scaglioni di divisioni con tappe che raggiungevano i cinquanta chilometri e della durata di tredici ore, si svolgeva non solo senza resistenza da parte dell'avversario, ma attraverso le manifestazioni di giubilo e di omaggio da parte delle popolazioni, che in massa accompagnavano, con le caratteristiche fantasie locali, il movimento delle truppe.
Ovunque venivano ricuperati materiali di ogni genere, depositi di viveri, bestiame lasciato dalle truppe fuggenti e non predati dai paesani per la rapida avanzata delle nostre unità, precedute e fiancheggiate da bande di azebù-galla, che ancora una volta, con il loro concorso efficace, dimostravano fedeltà alla nostra bandiera.
Il giorno quattordici aprile, mentre il Principe ereditario, con pochi seguaci, ripiegava frettolosamente, pattuglie di cavalleria eritrea giungevano in vista della città ed il giorno successivo il comandante del Corpo d'armata eritreo ne prendeva ufficialmente possesso, issando il tricolore sul consolato italiano e sul ghebì di ras Mica'el.
Mentre fra Quoram e Dessiè si svolgeva la celere marcia del Corpo d'armata eritreo, sul retrostante territorio ferveva il lavoro per aprire la pista automobilistica fra Enda Chercos Alzala, dove era già giunta, e Quoram. Frattanto, in Asmara, si provvedeva alla requisizione, alla raccolta, al riordinamento e all'avviamento degli autocarri occorrenti per la spedizione su Addis Abeba.
Sugli 80 chilometri tra Enda Chercos Alzala e Quoram tutti gli uomini di tutte le grandi unità e riparti, nessuno escluso, compresi i medici e gl'infermieri degli ospedali e delle formazioni sanitarie, lavoravano sotto la sferza incessante della pioggia con una lena ed una passione superiori ad ogni elogio e ad ogni parola capace di descriverle.
Le gravi difficoltà che il terreno aspro e difficile opponeva venivano tutte lietamente superate. Il giorno 17 aprile la pista era aperta e l'autocolonna che nel contempo si era radunata a Enda Chercos, ove era stata impiantata anche una base logistica, cominciava subito a defluire.
La marcia di tale autocolonna su di una pista nuova ed ancora imperfetta presentava difficoltà pari a quelle incontrate per aprire la pista stessa e come quelle venivano felicemente superate.
II giorno 18 aprile l'autocolonna cominciava ad affluire a Quoram, ove la divisione Sabauda e le altre truppe, ivi raccoltesi, si preparavano per la lunga marcia autocarrata.
Il giorno 21 aprile l'autocolonna, completamente organizzata, iniziava il suo spostamento verso Dessiè. ove si concentrava il 25 successivo.
Il giorno '2A aprile la nuova grande base dell'Intendenza iniziava il suo funzionamento nella zona eli Quoram.
Mentre, con tale febbrile intensità, si preparava il coronamento della grande impresa, la rotta del nemico si appalesava sempre più grave.
Il Negus, con i pochi armati rimastigli dopo la battaglia del-l'Ascianghi. inseguito dagli azebù-galla e dalle popolazioni in rivolta, aveva faticosamente raggiunto il convento di Lalibelà. donde sembra ripartiva il 17 aprile per ignota destinazione.
Il Principe ereditario, fuggito la notte sul U da Dessiè. vagava aneli'egli non si sapeva dove, costretto a difendersi dalle popolazioni che lo insidiavano.
Un nucleo di un paio di migliala di armati, che aveva forse seguito il Negus, veniva scoperto il giorno 18 in marcia da Lalibelà verso Santara e disperso dall'aviazione nello stesso giorno e nei successivi.
Ovunque le popolazioni, ritornate alle pacifiche attività, accoglievano le nostre truppe con soddisfazione e con sollievo.
Il giorno 20 con il mio stato maggiore, mi trasferivo in volo a Dessiè, ove venivo accolto in modo veramente solenne e festoso da tutta la popolazione giunta dai dintorni e che nei giorni successivi continuava, con i rispettivi capi e sottocapi alla testa, a presentarsi per fare atto di omaggio e di sottomissione, dichiarando che. caduto ogni prestigio della dinastia battuta, unanime era il consenso delle popolazioni verso di noi. come unanime era la gioia per il giogo infranto.
Il tempo che ci era stato avverso e che molto ci aveva ostacolato si metteva al bello.
Il giorno 23 assumevo personalmente il comando delle truppe destinate alla occupazione di Addis Abeba.
Sebbene notizie concordi lasciassero prevedere il completo sfacelo dell'impero etiopico, la incapacità di una qualsiasi resistenza e la certezza di occupare Addis Abeba pacificamente, tuttavia, ritenevo opportuno di organizzare la spedizione sulla capitale con notevoli
forze.
Lo scopo precipuo era quello di dare all'avversario, fino all'ultimo, la sensazione della nostra forza e della nostra potenza, presentandomi con un corpo di truppe capace di travolgere ogni resistenza e di riprendere, muovendo dalla capitale, qualunque azione fosse stata necessaria per dimostrare la inutilità di ostacolare la realizzazione dei nostri progetti.
Il movimento doveva effettuarsi su tre colonne:
— una colonna autocarrata, costituita dalla divisione Sabauda, dalla II brigata eritrea, da tre gruppi di artiglieria di medio e piccolo calibro, rispettivamente autotrainato e autoportati, da un battaglione cc. un. - da un battaglione "alpini - da un battaglione di formazione di granatieri, marinai e RR. GG. di Finanza e da reparti speciali del Genio, per la grande strada imperiale Makfud-Debra Brahan su un percorso di circa 400 chilometri.
— una colonna di truppe eritree a piedi, costituita da un gruppo di formazione di battaglioni eritrei, rinforzato da un gruppo di artiglieria da montagna eritrea, lungo l'itinerario della colonna autocarrata ;
— una colonna costituita dalla I brigata eritrea, da un gruppo di artiglieria da montagna eritreo e dal gruppo squadroni di cavalleria eritrea lungo l'itinerario Uorro Hailù-Leghedadi su un percorso di circa 310 chilometri.
Complessivamente una forza di diecimila nazionali, diecimila eritrei e undici batterie.
Le colonne appiedate dovevano precedere la partenza della colonna autocarrata la quale le avrebbe poi oltrepassate, presentandosi ad Addis Abeba il primo maggio, seguita fra il quattro ed il cinque dalle colonne a piedi.
Con tale dispositivo se si fosse presentata qualche resistenza sulla linea Doba-Sala Dingai-Debra Sina ero in condizioni di presentarmi su di essa con tutta la massa delle forze riunite.
Il giorno 24 aprile partiva il gruppo di formazione di battaglioni eritrei: il giorno 25 la I brigata eritrea ed il giorno 26 la colonna autocarrata.
La marcia delle tre colonne si iniziava così regolarmente: qualche difficoltà, dovuta essenzialmente alle condizioni della strada, incontrava subito la colonna autocarrata.
La sua avanguardia, della quale faceva parte uno speciale battaglione del Genio, prontamente superava con lavoro gravoso e indefesso ostacoli non lievi per migliorare il transito, costruendo ponti e sistemando guadi e lunghi tratti paludosi.
II giorno 24 la brigata eritrea raggiungeva Doba.
Del nemico nessuna traccia. La sua ultima improbabile ma possibile resistenza su quel terreno che ben si prestava alla difesa falliva come lasciavano prevedere le miserevoli condizioni del suo completo sfacelo.
La I brigata eritrea proseguiva quindi regolarmente la marcia, compiendo circa 40 chilometri al giorno con una rapidità che soltanto reparti eritrei ben addestrati e meglio comandati potevano realizzare.
La marcia della colonna autocarrata, invece, incontrava difficoltà sempre più serie.
La strada così detta imperiale era in realtà una pista simile ad una mediocre carrareccia e se nella mente del Negus doveva rappresentare un segno di civiltà, non era. volendo giudicare benevol-mente. che un indice sicuro della puerilità con la quale la civiltà slessa veniva considerata.
Senza nemmeno un indizio di massicciata, con le pendenze eccessive e con curve a raggio strettissimo, senza alcun ponte o con ponti fatti financo di semplice ramaglia, tale pista pretendeva congiungere la capitale dell'impero con uno dei suoi più importanti centri, lunga 400 chilometri, attraversando ampie vallate, valicando montagne, guadando fiumi incassati o impaludati, scavalcando passi impervi, taluni diflficilissimi e a notevoli altitudini come il colle del Tarmaber, effettuato con tempo pessimo, con nebbia e con pioggia.
Su di una strada di tale tipo difficile a percorrersi anche con automezzi isolati, il nemico, al quale si era alleato il cattivo tempo, aveva praticato la distruzione di alcuni ponti e varie interruzioni, delle quali una di rilevante entità nei pressi del colle del Tarmaber.
Durante tutto il percorso era un continuo, penoso succedersi di soste per effettuare riattamenti e di riprese della marcia, che forzatamente ne rallentavano la velocità, esasperando in tutti la volontà di giungere alla mèta.
Il solo riattamento della interruzione nei pressi del colle del Tarmaber. effettuato con tempo pessimo, con nebbia e con pioggia, richiedeva ai reparti del Genio, nazionali ed indigeni, ben trentasei ore di lavoro intenso per ricostruire un muragliene di sostegno alto trenta metri e lungo altrettanto e per rimuovere circa mille metri cubi di materiali, lavorando in condizioni difficilissime aggrappati al ripido fianco, sospesi a cordate là dove il terreno non offriva alcun sostegno.
Una sola parola può convenientemente rappresentare questo fra i lanti sforzi compiuti da tutti: COMMOVENTE.
La colonna autocarrata poteva quindi cominciare lentamente a sfilare, spingendo, con gli uomini appiedati, gli autocarri lungo l'erto pendio, e impiegando quasi due giorni per superare il faticato colle.
Nelle prime ore del mattino del 4 tutti gli autocarri erano sul versante opposto e la marcia procedeva pur sempre ostacolata dal persistente cattivo tempo che obbligava a nuove e continue fatiche. Alla sera del 1- la I brigata eritrea e l'avanguardia erano in vista di Addis Abeba che. abbandonata dal Negus in fuga oltre mare, era in preda al saccheggio.
Il giorno 5 acceleravo la marcia di tutte le colonne e alle ore 16, raggiungendo l'avanguardia, entravo in città che poche ore ore dopo era occupata in tutti i suoi punti principali e percorsa da pattuglie di carabinieri, di fanti e di carri veloci che ripristinavano prontamente l'ordine.
Lungo tutto il percorso le popolazioni, senza eccezione, mi accoglievano con festosa manifestazione di soddisfazione, così come mi accoglievano gli abitanti della capitale, dimostrando ancora una volta che anche dove non era giunta l'opera di penetrazione politica era giunta l'eco della nostra potenza apportatrice di giustizia, di civiltà e di benessere.
Io che ho costantemente seguito le truppe, rendendomi conto personalmente di quanto è stato da tutti operato perché questa marcia di 1600 automezzi giungesse alla meta attraverso una pista sconosciuta, perché questa marcia senza precedenti nella storia militare potesse compiersi con tanta celerilà e regolarità, contro ogni previsione teorica, contro ogni insidia del terreno, contro ogni avversità del tempo, affermo che quesla marcia deve passare alla sioria col nome di: MARCIA DELLA FERREA VOLONTÀ'.
Il Maresciallo d'Italia PIETRO BADOGLIO
L'ordine del giorno alle truppe
Dopo sette mesi dal passaggio del Mareb, dopo meno di tre mesi dalla prima grande battaglia delfEnderlà, di tappa in tappa, ognuna segnata da nuove grandi battaglie passate alla storia con i nomi di secondo Tembien, Scirè, Ascianghi, le truppe vittoriose deWItalia rinnovata, frantumate le varie armale ilei Negus, hanno occupato la capitale delFimpero etiopico.
La nostra grande impresa si può considerare prodigiosa ed il prodigio è stato possibile perché ogni combattente aveva il senso e l'orgoglio dì essere cittadino italiano; perché ognuno era conscio della grave impresa nella quale la Patria era impegnata e della parte che aveva in essa e perché in questi sentimenti trovava la forza per affrontare ogni fatica, per superare ogni ostacolo, ritraendo riposo e sollievo soltanto nel pensiero rivolto alt Italia immortale, al suo RE ed al suo DUCE.
La Patria con gravi sacrifici ha dato a noi tutto il necessario perché combattessimo vittoriosamente e possiamo avere Porgoglio di averle offerto in cambio la vittoria che meritava.
Addis Abeba, li 7 maggio 1936-XIV.
Il Maresciallo d'Italia PIETRO BADOGLIO



 

 

La colonna Starace sulle rive del Setit

Fonte: Cronache illustrate dell'azione italiana in A.O., Tuminelli e C. Editori, Roma, 1936


 

 

La cartina con il tracciato della Colonna Starace

Fonte: Cronache illustrate dell'azione italiana in A.O., Tuminelli e C. Editori, Roma, 1936


 

 

Il L. Ten. Gen. Starace ed il Gen. Dall'Ora

Fonte: Cronache illustrate dell'azione italiana in A.O., Tuminelli e C. Editori, Roma, 1936


 

 

Marcia della Colonna Starace

Fonte: Cronache illustrate dell'azione italiana in A.O., Tuminelli e C. Editori, Roma, 1936


 

 

Marcia della Colonna Starace

Fonte: Cronache illustrate dell'azione italiana in A.O., Tuminelli e C. Editori, Roma, 1936

 

 

S.E. Starace con la fiamma ed il gagliardetto della Colonna sulle rive del Lago Tana

Fonte: Cronache illustrate dell'azione italiana in A.O., Tuminelli e C. Editori, Roma, 1936

 

 

 

 

Amedeo Tosti

 

 

 

 


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